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Tra stregoni, cavalieri e tre fanciulle
20/10/2026

Storie autunnali leggendarie

Streghe, cavalieri e miti nei dintorni di Rio di Pusteria

Un famoso processo alle streghe, un roseto stregato, tre fanciulle sull’antico sentiero di montagna: le leggende dell’Alto Adige iniziano proprio fuori dalla porta di casa.

È una sera di ottobre. La nebbia avvolge la Val Pusteria, i larici sui pendii risplendono dorati, da qualche parte nel bosco scricchiola un ramo. È proprio adesso che inizia il tempo delle storie. Perché l’Alto Adige è una terra di leggende e le più belle si svolgono proprio alle porte del Molaris Lodges.

Lo stregone di Rio di Pusteria
Nell’autunno del 1645, un uomo viene condotto al patibolo tra Spinga e Rio di Pusteria. Matthäus Perger, soprannominato “Masticabrodo” perché amava i cibi liquidi. Un mercante ambulante e astrologo che sapeva leggere. Viene accusato di influenzare il tempo, di portare malattie nelle case e di scatenare epidemie nelle stalle. Si dice che durante il suo ultimo tragitto abbia esclamato: “Oggi sarà una giornata calda”. Il suo processo è considerato il più famoso processo alle streghe del Tirolo. Nei libri di leggende della regione continua a vivere ancora oggi.

Il re dei nani e le rose
La leggenda più famosa della regione si svolge a un’ora di macchina a sud, nel Giardino delle Rose. Lì un tempo regnava re Laurino sul popolo dei nani, che cercava pietre preziose. Davanti al suo palazzo di cristallo fiorivano le rose. Quando rapì Similde, la figlia del re dell’Adige, Teodorico di Verona e i suoi cavalieri partirono all’inseguimento. Il re Laurino indossava una cintura che gli conferiva la forza di dodici uomini e un elmo dell’invisibilità. Ma al suo passaggio, per quanto invisibile, le rose si muovevano e lo tradivano. Infuriato, maledisse il suo giardino: nessun occhio avrebbe mai più dovuto vederlo, né di giorno né di notte. Si era però dimenticato del crepuscolo. E per questo, si dice, al tramonto il Catinaccio si tinge di rosso rosato.

Tre fanciulle sopra Rio di Pusteria
E poi c’è il vecchio sentiero che da Rio di Pusteria sale verso Maranza. Si narra che qui tre fanciulle, in fuga dal re degli Unni Attila, siano cadute a terra sfinite. Allora una sorgente sgorgò dalla roccia e un ciliegio inclinò i suoi rami verso di loro. Il luogo si chiama ancora oggi Jungfrauenrast (sosta delle vergini), e una piccola cappella ne ricorda la storia. Nella chiesa parrocchiale di Maranza si trovano Aubet, Cubet e Quere, figure dorate risalenti al 1500 circa – venerate da oltre 600 anni. Probabilmente anche da molto più tempo.

Chi desidera approfondire l’argomento può leggere le Leggende delle Dolomiti. Oltre cento anni fa, Karl Felix Wolff percorse le valli e mise per iscritto ciò che gli anziani ancora ricordavano. Senza di lui, gran parte di queste storie sarebbe andata perduta. Lettura ideale per una serata di ottobre nei Molaris Lodges: la nebbia alla finestra, un calice di vino rosso in mano.

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